La sosta tarantina

suggerisce una semplice rima;

se vi armate di pazienza

vi diremo del Camper Club Potenza;

con il nostro Presidente

sempre attento e sorridente

il gruppo, in armonia,

si è ingrandito via via.

Giunti subito a Crispiano

non abbiamo atteso invano:

ad attenderci felici

c'eran vecchi e nuovi amici.

La nottata , a dire il vero,

è passata in un baleno

e la visita in città

ci ha portato qui e là.

Poi ad un tratto abbiam veduto

un camper a noi non sconosciuto:

eran loro, Rocco e Silvana

con i bimbi e la bandiera italiana;

ma il furto del televisore

è stato un attentato al nostro umore:

dai Rocco, poco male,

non è mica un funerale! Coraggio

tra poco tornerà Babbo Natale.

La tristezza è andata via

appena giunti in pizzeria,

stretti stretti in armonia

con Enzo e Silvia Caramia.

Quanto a masserie e ristorante

lì, caro Enzo, sei stato proprio un grande.

La vacanza è sempre bella

con Vito Michelangelo e Gabriella.

A risolvere poi i nostri danni

c'è, in soccorso, l'amico Giovanni

che con Canio, Rocco e Nino

ridan vita al di Lucio camperino.

I momenti, belli e felici,

ci han visto complici e amici.

Grazie Michela, contabile sincera,

che fai quadrare i conti in ogni maniera.

Nicola però dobbiamo festeggiare

che tra poco la torta ci farà mangiare.

Grazie di cuore a tutti quanti

felici e contenti

abbiam trascorso insieme bei momenti.

L. Possidente

La serata Leccese (THE BEST OF ROCCO)

Sembrava più non fosse da narrare

di gita che col camper si faceva.

Ma a Lecce, tutt'a un tratto, chi ci appare?

L'amico Rocco, che, a onor del ver, confuso un po' pareva.

Dirovvi di qui in poi cosa successe

tra risa e battimani generali;

sembrava più nessuno ormai sapesse

se dir la verità o continuar tali.

Immagini e parole belle da ricordare

le rimo perché in fondo non si perda,

in mente di chi stava ad ascoltare,

memoria di una gran "figur de merda".

Finiva il sei dicembre, giorno di San Nicola,

e noi festeggiavamo col dolce e lo spumante.

Fu qui che il grande Rocco, con più di una parola,

intavola un discorso davvero accattivante.

Contava ai camperisti scherzi e burla esagerate

e che dal pacco uscì un uomo senza veli;

donava a tutti noi un sacco di risate

e fu allor che principiò ad andare senza freni.

Per la verità non disse nulla di cattivo,

ma fu com' un destriero che galoppa a briglie sciolte,

oppur come una macina che sta dentr' un mulino,

o ancor come valanga che scende giù dal monte.

Con grande sicurezza e senza alcuna inibizione,

riesce a performare da gran professionista.

Gasato dal trovarsi al centro di attenzione,

non smette di cantarle meglio di un solista.

Lotito Pignolese stava lì tra i nostri sguardi

a dir delle sue gesta con voce autoritaria,

cambiando nome e volto allo Zuardi

ed anche a sua biondissima ricciuta segretaria.

Equivoco ci fu e fu paradossale

il nostro caro amico, che è sempre sorridente,

non sapeva che colui, che lo stava ad ascoltare,

era proprio quel' di cui parlava apertamente.

Lo Santo Medico si blocca;

ancor di torta piena la sua bocca,

comincia pure lui a ridacchiare

e dal giocare certo non si toglie.

E Rocco insiste, dando sfogo al suo cervello .....

e il suo gridar volteggia come foglie;

cita pure quello studio al Gallitello

e riesce a incuriosir la Zuardiana Moglie. Spiegando a tutti quanti di visite sue aziendali,

a domanda confermava la medico conoscenza;

non so chi gli indicò che lì, tra i commensali,

proprio lo Nicola udiva la scemenza.

Rosso più rosso io mai non vidi

del volto di Rocchino appena apprese

che lo Dottor di cui "sparlava" era prop' ivi

e la sua voce ormai più non s'accese.

Un'altra notte insonne e un pensiero agitatore

rovinava al nostro eroe la sosta urbana:

peggio del furto del televisore!

E a un tratto si sentì: "Rocchì, che cazz' hai detto?" - Era Silvana.

Nessuno mai lo seppe cosa avesse in zucca.

"Di certo non è lui colui che io conosco!"

- aggiunse allora Rocco: "Forse visita in parrucca!"

E dopo ammutolì, restando assai composto.

A raccontar delle sue scuse ancor più non m'appresto,

magari, un'altra volta, vi narrerò del resto.

Lucio Possidente

Un altro gioiello del Pollino Lucano.

Dopo aver trascorso il weekend al mare, prima  a Metaponto e poi a Policoro, lunedì 24 aprile, insieme ad altri 15 equipaggi , tutti soci del Camper Club Potenza, residenti oltre che nelle due provincie lucane anche nella vicina Puglia ( era presente  per il vero anche un nostro associato di Ravenna),  percorrendo la S.S. 653 ( superstrada Sinnica)  tra i  suggestivi  paesaggi offerti dalle montagne del Pollino Lucano , dai calanchi e dall’invaso formato con la Diga di Monte Cotugno ( la diga in terra battuta più grande d’Europa) ,  dall’uscita di Francavilla in Sinni ci siamo diretti alla volta di Fardella , piccolo centro della Basilicata (605 abitanti) posto a circa 745 mt. s.l.m., all’interno del Parco Nazionale del Pollino , una delle aree protette più vaste d’Italia che mantiene ancora intatto il suo stato naturale.

Oltre al desiderio di trascorrere altri due giorni di relax in montagna, motivo principale della visita è stato l’invito che l’Amministrazione Comunale di questo paese, già da tempo aveva fatto pervenire al nostro Club, per  l’inaugurazione di un’area sosta camper.

Come da programma, alle ore 11,30, la Sindaca Domenica OROFINO, coadiuvata dalla sua Vice Antonietta LATRONICO e dalla Consigliera Comunale Angelica DI SARIO  ( un’Amministrazione quella di Fardella con quote rosa  ben rappresentate non solo nei numeri) ha tagliato il nastro di accesso alla struttura, realizzata usufruendo anche di fondi Regionali ed Europei.

L’area sorge all’ingresso del paese a circa 300 metri dal centro ( N 40° 06.774’ – E 16° 10.468’ ) ; recintata ed adeguatamente illuminata durante la notte, consente la sosta, su prato , di circa 20 camper; dispone , per il collegamento elettrico, di 5 colonnine per un totale di 10 prese di attacco luce; è attrezzata con impianto di scarico per le acque nere e grigie, con 4 fontanelle per il rifornimento idrico distribuite nell’area e con collegamento wi fi free . Infine, sono in fase di ultimazione i lavori nei locali  bagni e docce , nel locale che sarà a disposizione dei camperisti come  cucina e saranno adeguatamente ristrutturati alcuni barbecue già realizzati in muratura.

Non è previsto al momento alcun costo per la sosta e per l’uso della struttura.

La cerimonia di inaugurazione, nel corso della quale il nostro Presidente Canio ROCCO ha consegnato alla Sindaca un gagliardetto del Camper Club Potenza ed ha ricevuto dalla stessa una targa ricordo dell’evento,  si è conclusa con i brindisi di rito e con l’assaggio di prodotti dolciari locali.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo, in piccoli gruppi ed in modo autonomo, abbiamo passeggiato, fino a sera, per le tranquille vie del centro storico , dove è dominante , in questo periodo, il profumo del glicine in fiore, alla scoperta di tanti suggestivi angoli, sorpresi dalle tante finestre e balconi decorati da piante e fiori e dalle numerose loggette abbellite da graziose mensole e balaustre.

 Abbiamo concluso la serata in un ristorante , già precedentemente contattato, dove abbiamo potuto gustare alcuni  piatti tipici del luogo accompagnati dal buon vino rosso locale.

La Mattinata di Martedì 25 Aprile, eè stata dedicata  alla visita ufficiale del Paese,  accompagnati sempre dalla  Consigliera DI SARIO e da una guida locale..

È stata l’occasione per ammirare prima le bellezze naturalistiche e paesaggistiche di Fardella, con una passeggiata che ci ha consentito di visitare, tra l’altro,  il parco  Comunale Angelo Guarino, così denominato in onore e ricordo del suo ideatore e fondatore, situato all’uscita del paese e dotato di numerose strutture sportive e ricreative.

La visita è continuata poi nel centro storico dove è stato possibile ammirare, tra l’altro,  il palazzo cinquecentesco della famiglia De Salvio e la chiesa Madre del 1703, dedicata a Sant'Antonio di Padova, protettore del paese. 

Una menzione a parte merita il Museo della Parola, realizzato in un locale dove si può ammirare un antico frantoio oleario; un originale museo che propone il recupero, con l’utilizzo di moderne tecniche multimediali, non soltanto delle tradizioni rurali del paese ma anche il suo dialetto, coinvolgendo come protagonisti persone anziane che, con il racconto di storie personali e non, fanno rivivere emozionanti immagini della vita di ogni giorno così come era vissuta nel passato.

Finita la visita , ci siamo portati nel centro sociale del Comune, dove siamo stati accolti ed ospitati dalle signore che fanno parte dell’Associazione “Il filo d’oro”  di Fardella  e che , per l’occasione, hanno preparato e servito, esclusivamente per noi e per le autorità comunali presenti,  un lauto pranzo a base di prodotti tipici tra cui i caratteristici “ raskatielli “ : una pasta molto digeribile realizzata con un impasto di farina di fave, grano duro e grano tenero . Sulla spianatoia di legno si impastano le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto omogeneo. Si preparano dei piccoli cilindri  che vengono  poi “cavati” con le dita, (due, tre o quattro dita a secondo della grandezza desiderata), cotti in abbondante acqua salata e conditi con un sugo fatto con peperoni e pomodorini tagliati in pezzi grossi. Questo piatto, un tempo solo dei contadini, oggi è protagonista della Sagra che, durante il mese di Agosto, da oltre 20 anni, si svolge a Fardella e che rappresenta un momento d’incontro non solo tra i residenti e gli emigrati che ritornano per l’estate, ma anche con le migliaia di turisti che, anno dopo anno sempre più numerosi, sono presenti a questo appuntamento gastronomico.

Insomma anche con noi camperisti Fardella ha dimostrato di essere il paese della tranquillità , dei sapori autentici , della  bellezza  naturale,  dell’ospitalità e dell’amicizia e sicuramente la sua area di sosta rappresenta una postazione strategica per tutti coloro che volessero  trascorrere giornate di relax a contatto con la natura, in un territorio ancora da scoprire, com’è il versante lucano del Parco Nazionale del Pollino

C.F.

Resoconto Uscita del 17 e 18 Dicembre 2016 a

Sant’Angelo Le Fratte e Caggiano (SA)

Doveva essere solo la cena per lo scambio di auguri natalizi ed invece si è trasformata in una piacevole uscita alla scoperta di due località, tra loro confinanti, di cui una, Sant’Angelo Le Fratte, posta  su di una collina dalla quale si può ammirare la sottostante Valle del Melandro e, l’altra, Caggiano, collocata su di un rilievo dell’Appennino Lucano, al confine del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Alcuni soci avevano, infatti, espresso il desiderio e l’opportunità di unire il piacere della cena a quello della visita, pernottando in camper tra il sabato e la domenica, considerata anche la tarda ora in cui solitamente si finisce di cenare in tali occasioni.

E così, una decina di equipaggi, a cui  più tardi, se ne sono aggiunti altri, sono approdati a Sant’Angelo Le Fratte, intorno alle 15,30 di  sabato17 dicembre, trovando posto per parcheggiare comodamente in un ampio spazio, appositamente individuato, e messo a disposizione dall‘Amministrazione Comunale, precedentemente contattata.

A darci il benvenuto,  il Sindaco Michele LAURINO  insieme alla Sig.na Antonella COLLAZZO, che si è rivelata un’esperta conoscitrice delle tradizioni locali e dei pregevoli murales che decorano molte delle abitazioni e raccontano la storia di questo incantevole paese. 

Entrambi ci hanno accompagnati, per tutto il pomeriggio e la serata, nella visita di Sant’Angelo Le Fratte, alla scoperta dei suoi angoli più suggestivi e dei murales più significativi, tra i 150 e più, che, a partire dal 1994, sono stati, di anno in anno, realizzati da artisti di fama internazionale e affrontano il tema del rapporto tra l’uomo e la natura ed in particolare tra l’uomo e la roccia che ha, da sempre, influito sulla vita della comunità santangiolese.

A ben ragione il titolo di “ Vallata più dipinta d’Italia “ di cui può, da tempo, fregiarsi questo Comune.

Lungo il percorso è stato possibile ammirare le sculture bronzee e marmoree a grandezza naturale, la cui realizzazione è iniziata da qualche anno, che riproducono tipici personaggi del luogo e scene rurali, e che, posizionate negli angoli più suggestivi, come veri monumenti alla civiltà contadina, consentono di rivivere significativi momenti del passato.

Passo dopo passo, dopo aver ammirato le splendide ceramiche artistiche realizzate dal locale laboratorio  di Spera Rocco Michele, le affascinanti luminarie e decori natalizi realizzati lungo le vie di tutto il centro storico, la grande ed armoniosa fontana che rappresenta il mito di Bacco ed Arianna e vuole essere un inno alla vita ed alle  sue cose più piacevoli, abbiamo raggiunto il Parco delle Cantine, dove è ubicato il rinomato Ristorante “ La Cantina”, scelto per la nostra cena di auguri e dove, a metà agosto di ogni anno, si svolge l’evento  delle “ Cantine Aperte”, giunto ormai alla sua XXI edizione, con la partecipazione di centinaia di turisti e degustatori.

Si tratta  di un percorso eno-gastronomico tra le caratteristiche cantine ricavate nella roccia della montagna che sovrasta il paese, nella zona detta Cupa delle Cantine.

Durante il percorso, i visitatori, hanno la possibilità di degustare vini, formaggi ed altri prodotti della gastronomia locale, accompagnando il tutto con un buon bicchiere di vino , fresco di cantina.

Dopo la visita ad una delle cantine, che, anche se fuori tempo, è stata appositamente aperta per noi, e l’inevitabile degustazione del vino locale, abbiamo potuto assistere, anche e soprattutto per il divertimento dei bambini, allo spettacolo dell’arrivo di Babbo Natale tra le rocce delle cantine, organizzato, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, dal Gruppo Speleo Melandro di Satriano di Lucania.

Durante la sua discesa dalla montagna, sospeso in aria ed ancorato ad una fune stesa tra due picchi , Babbo Natale ha lanciato ai bambini presenti dolciumi di ogni tipo, atterrando tra di loro, accolto da ovazioni e calorosi abbracci.

Dopo aver espresso le nostre congratulazioni al Sindaco Michele LAURINO ed alla sua Amministrazione per tutte le iniziative poste in essere, che hanno finora consentito di realizzare  un tangibile connubio tra arte, sapori e turismo, con la finalità di migliorare la qualità della vita dei propri amministrati, ed avere ricevuto assicurazioni sulla prossima realizzazione di un’area sosta camper attrezzata, che sicuramente faciliterà tanti camperisti nella visita di Sant’Angelo Le Fratte, abbiamo raggiunto il Ristorante “La Cantina”.

La cena, nel corso della quale un gagliardetto della nostra Associazione è stato consegnato  al Sindaco che ci ha voluto ancora onorare della sua presenza, è stata allietata dalle musiche di un complesso locale , da balli di coppia e di gruppo e da un tombolata , suscitando l’entusiasmo dei circa 70 commensali, molti dei quali sono rientrati a casa in macchina a fine serata, dopo lo scambio di auguri per le imminenti festività natalizie.

Nella mattinata di domenica, dopo aver consumato una prima colazione offerta dal Sindaco LAURINO in uno dei bar del paese, dopo i doverosi e sentiti  ringraziamenti per l’ospitalità che ci ha voluto riservare e dopo averlo assicurato di una prossima e più lunga visita del CAMPER CLUB POTENZA a Sant’Angelo Le Fratte ed al suo territorio, siamo partiti alla volta di CAGGIANO.

Nell’area di sosta camper attrezzata, dove è possibile l’allaccio all’energia elettrica ed il rifornimento idrico, c’era ad aspettarci  il Dott. Francesco CASALASPRO , assessore al Comune, che ci ha guidato nella nostra visita al centro storico ed al castello.

Il centro storico, racchiuso all’interno di mura medioevali e protetto dal Castello Normanno, pur se in buona parte abbandonato dalla popolazione, presenta tra le sue strette viuzze testimonianze di un importante passato storico, dovuto anche alla posizione geografica di questi luoghi che rappresentavano un crocevia obbligato per chi percorreva le strade verso la Calabria o la Puglia e per i pellegrini diretti in Terra Santa.

Testimonianze di tale passato sono ancora visibili nei portali dei palazzi, negli stemmi delle famiglie nobiliari e negli stessi palazzi che hanno sicuramente bisogno di essere restaurati e portati agli antichi splendori.

Durante la nostra visita abbiamo avuto modo di incontrare anche il Sindaco dott. Giovanni CAGGIANO, che ci ha augurato una piacevole permanenza nel Comune da lui amministrato e a cui abbiamo consegniato il gagliardetto della nostra Associazione.

La visita al Castello Normanno del Guiscardo, costruito intorno al 1100 e recentemente restaurato, è iniziata dai locali adibiti a cantina, dove è possibile ammirare, tra l’altro, un’antica botte i cui cerchi sono realizzati non in ferro ma in legno. Dal cortile si sale ai piani superiori, dove è allestito un museo con pregevoli dipinti provenienti da alcune chiese del centro storico ed una mostra sui Templari che, come risulta anche dai numerosi reperti rintracciati nella zona, per lungo tempo sono stati i custodi di Caggiano ed hanno vegliato sui pellegrini in viaggio verso la Terra Santa.

Dal terrazzo  del castello, è possibile ammirare un panorama eccezionale sulla parte nuova del paese e su tutto il  territorio circostante.

Non potevamo concludere la nostra visita al castello senza consumare il pranzo nel piccolo ma tanto caratteristico  ristorante realizzato all’interno della sua torre: Il Grotto Pizzeria Castello di Nicola Rumolo.

La squisita accoglienza dei suoi gestori e la degustazione di gustosi  piatti raffinati, tutti preparati con prodotti locali, hanno subito fatto passare in secondo piano la ristrettezza del posto; il locale era comunque riservato solo al nostro gruppo e questo ci ha consentito, ancora una volta, di sentirci come un’unica famiglia e di trascorrere le ultime ore di questa uscita in serenità ed allegria.  

                                                                                                                                                                                                               C.F.    

Resoconto Uscita Corigliano Calabro – Rossano – Le Castelle –

Capo Rizzuto e Capo Colonna

dal 2 al 4 settembre 2016

Venerdì 2 settembre, allietati da una splendida giornata estiva, dopo le presentazioni di rito con il simpaticissimo e vulcanico Cristian della provincia di Aosta che, in vacanza al Sud, ha voluto anche partecipare alla nostra uscita, intorno alle 15,30, siamo partiti alla volta di Corigliano Calabro.

Ad  attenderci, nell’ampio parcheggio di Via Aldo Moro, c’erano altri due equipaggi, uno dei quali formato dai coniugi Laura e Teo FIORINI della provincia di Ravenna, anch’essi in viaggio al Sud e già da tempo prenotati per visitare con noi questa parte di Calabria.

Sistemati i Camper, ci siamo diretti verso il Castello Ducale, attraverso  le suggestive vie e scalinate del centro storico e passando sopra  il Ponte Canale. Questo ponte, che secondo la tradizione fu costruito per impulso di San Francesco di Paola, è stato edificato nel 1480 ed è attualmente costituito da due serie di arcate di mattoni sovrapposte ( la terza serie è scomparsa nel sottosuolo durante lo sviluppo urbano).

La visita guidata al Castello ci ha permesso di conoscere la storia di questo edificio,  sorto nell’XI°  secolo ad opera dei Normanni , come primitivo  caposaldo, a difesa del borgo arroccato di Corigliano e per il controllo della sottostante piana di Sibari.

Dopo radicali lavori di ristrutturazione che si sono susseguiti a partire dal 1490, e dopo numerosi passaggi di proprietà coincidenti con le famiglie a cui il feudo di Corigliano è stato assegnato, nel 1806 il Castello ha subito l’assedio ed il saccheggio ad opera delle truppe francesi. L’ultima famiglia proprietaria del castello è stata quella dei Compagna di Longobucco, i cui ultimi membri, trasferitisi a Napoli, lo hanno venduto nel 1971 all’arcivescovado di Rossano. Nel 1979 il Castello è stato acquistato dal Comune di Corigliano. Dopo 14 anni di restauro (1988-2002) finalmente il 15 dicembre 2002 il castello di Corigliano è stato consegnato ufficialmente alla comunità locale e reso visitabile nell’attuale assetto.

Al primo piano si trovano le antiche prigioni usate anche come dispense e per la raccolta dell’acqua piovana. Sul piano “ammezzato”, oltre il ponte levatoio si accede ad un corridoio con pareti dotate di feritoie; in questo piano è visitabile lagrande cucina ottocentesca in ghisa e il locale adibito a santabarbara. Il terzo piano è il Piano nobile, dove si trovava la Sala del Trono. Oggi le sale visitabili al piano nobile sono: la Sala da pranzo ricca di opere e di oggetti d’arte, in pieno stile ottocentesco con il grande  lampadario in ferro battuto che illumina la grande tavola imbandita con posate e ceramiche d’epoca, il Salone degli specchi, caratterizzato sulle pareti da grandi specchi racchiusi in cornici di stucco dorato e coperti ai lati da sontuosi broccati a trama d’oro che scendono su eleganti divani imbottiti e ricoperti di raso e con al soffitto grandi lampadari di cristallo di Boemia. La Camera da letto del barone, invece, conserva un antico camino in legno di noce e altri arredi originali. Oggi è utilizzata per la celebrazione di matrimoni civili. La Cappella di Sant’Agostino, infine, risale alla seconda metà del Seicento. Sopra l’altare marmoreo, nella parete di fondo, è collocato il trittico della Madonna delle Rose con ai lati Sant’Agostino e Sant’Antonio Abate (1872), opera del maestro Domenico Morelli, il più celebre ottocentista napoletano.

Sabato 3 settembre lasciato Corigliano Calabro, siamo giunti a Rossano dove abbiamo sistemato i camper nel parcheggio del tribunale, non essendo riusciti a individuare subito l’ampio parcheggio di Via Giuseppe Rizzo (ingresso Traforo), in quanto non segnalato lungo la strada in  salita che porta in città.

È stata comunque l’occasione per fare una passeggiata nel centro storico, caratterizzato da antichi palazzi e visitare, grazie alla disponibilità della custode, la Chiesa di San Nilo Abate, costruita nel 1620.

Prima di accedere al Museo Diocesano abbiamo visitato l’annessa Cattedrale della Madonna Achiropita risalente al IX-XII secolo, anche se nel corso del tempo ha subito numerosi rimaneggiamenti. Edificata su una precedente costruzione di epoca bizantina, la Cattedrale conserva al suo interno una icona della Madonna Achiropita, che si trova in una nicchia sul lato destro della navata centrale.

La Madonna Achiropita, letteralmente non dipinta da mano umana, è venerata fin dal XII secolo. Intorno ad essa tante sono le  leggende e le tradizioni.

 L'edificio è composto da tre navate, più una quarta costituita da quattro cappelle e un'absidiola. La chiesa rappresenta la vera testimonianza della storia della diocesi: in essa troviamo opere e manufatti di ogni epoca che, nei secoli, sono state commissionate dai vari vescovi della circoscrizione: dai mosaici bizantini presenti sul pavimento dell'altare, alle pitture murali dei primi del Novecento, opera del maestro Capobianco, passando per i favolosi marmi commissionati nei primissimi anni del Settecento da Mons. Adeodati, tra cui l'altare dove è collocata licona della Madonna Achiropita. La facciata, distrutta dal terremoto del 1836, fu rifatta in due tempi, così come il campanile che si trova alla sinistra del corpo di fabbrica. Nella Cattedrale si è celebrato il rito greco fino al 1460, anno in cui l’Arcivescovo Saraceno decretò il passaggio al rito latino.

Finita la visita alla Cattedrale, siamo entrati nel Museo Diocesano istituito nel 1952. Nelle prime sale sono raccolte testimonianze artistiche, suppellettili sacre e liturgiche, insieme ad altro materiale che documenta le varie epoche. Ma il “ pezzo forte” custodito in questo Museo e senza alcun dubbio il celeberrimo e preziosissimo testo sacro del Codex Purpureus Rossanensis.

Grazie alle spiegazione di una espertissima guida ed all’aiuto di  video proiezioni è stato possibile conoscere in ogni particolare questo capolavoro, che dal mese di luglio di quest’anno, dopo un lungo ed importante restauro, è stato reso disponibile all’ammirazione dei visitatori.

Il Codice Purpureus di Rossano, risalente tra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.C., è un Evangelario greco miniato composto sicuramente in medioriente, Siria o Palestina quasi certamente ad Antiochia sull’Oronte. Giunge a Rossano tra il IX e il X secolo, forse portato da qualche monaco in fuga dall’oriente.

Si tratta di un evangelario di 376 pagine in pergamena purpurea, illustrato da sedici miniature, sulla vita di Cristo, con i vangeli di Matteo e Marco, scritto con eleganti caratteri onciali in oro e argento su pergamena sottilissima di color porpora della dimensione di circa cm. 30x20.
E' da ritenere che il codice fosse destinato a rappresentare un simbolo da portare in processione o da esporre in occasioni particolari.
Il Codex potrebbe essere arrivato in Calabria trasportato dai monaci melchiti che, tra l'VIII e il IX secolo fuggirono dalle persecuzioni subite durante le guerre tra arabi e bizantini.
Altra ipotesi vuole che il Codex sia pervenuto alla cattedrale di Rossano in dono da un nobile bizantino.
Il nome Purpureo deriva dal colore rosso della pergamena usata; le pergamene purpuree erano, infatti, utilizzate nel mondo bizantino solo per i documenti più preziosi.
Considerato il piu' alto esempio di codice greco miniato tra quelli esistenti al mondo , il manoscritto si compone di 188 fogli -376 pagine- contenenti il testo greco dei Vangeli di Matteo e Marco–questo parzialmente completo-. Gli altri due vangeli di Giovanni e Giacomo, non ci sono pervenuti. Smarriti nel corso della storia, sono andati perduti.
La preziosita' del documento dipende, dall'antichita' e dal materiale scrittorio usato, e dalle tavole miniate, riproducenti scene evangeliche, che danno al testo un fascino indescrivibile.
Nell'ottobre del 2015 è stato riconosciuto quale Patrimonio dell'umanità ed inserito dall'Unescotra i 47 nuovi documenti del Registro della memoria mondiale.

Dal Museo Diocesano ci siamo portati alla Chiesa di San Marco.

La piccola chiesetta  sorge nel centro storico di  Rossano. Edificata intorno al X secolo, al pari della gemella  Cattolica di  Stilo,è considerata uno dei massimi esempi di architettura religiosa bizantina in Calabria. Anche per il piccolo oratorio di San Marco la data di fondazione sembra essere anteriore all'anno Mille.

Siamo quindi ritornati nella centrale Piazza Steri, dove era ad attenderci il Sig. Francesco PATRIZIO, dipendente del Comune di Rossano, il cui Assessorato al Turismo era stato in precedenza contattato telefonicamente per consentire la visita alla Torre dell’Orologio. Grazie alla sua disponibilità abbiamo potuto salire i 130 scalini che portano alla sommità dove si trova una cupola con terrazzino accessibile ai visitatori ed ammirare lo splendido panorama su Rossano e sul circondario.

Tornati ai camper abbiamo deciso di spostarci per il pranzo nel già citato parcheggio di Via Giuseppe Rizzo (ingresso traforo), che è stato attrezzato per la sosta camper con un impianto di scarico per le acque nere e dove è pure possibile rifornirsi di acqua potabile.

Nel pomeriggio siamo andati a visitare il Museo della liquirizia Amarelli, sito sulla S.S. 106 in loc/tà Amarelli, che non vuol essere il museo della famiglia ma un modo per conoscere meglio la liquirizia.

La visita guidata, precedentemente prenotata, ci ha consentito di conoscere meglio la storia del prodotto, i segreti della sua lavorazione ed i macchinari utilizzati in passato e di recente.

Gli inevitabili assaggi e gli acquisti nel punto vendita hanno concluso la visita.

Di nuovo in camper alla volta di Le Castelle , frazione del Comune di Isola Capo Rizzuto, abbiamo raggiunto la nostra meta intorno alle ore 19,00 e sistemato i camper nell’ampio  parcheggio sito sopra il porto; parcheggio a pagamento (€. 0,50 per ogni ora o 8,00 €. per 24 ore).

Abbiamo cenato tutti insieme all’aperto (tipica nostra cena “comunitaria”)  e poi, con un trenino gommato, abbiamo fatto un giro panoramico per il borgo, potendo assistere anche allo spettacolo di fuochi pirotecnici fatti esplodere sul mare in prossimità della Fortezza Aragonese.

Nella mattinata di Domenica 4 settembre abbiamo effettuato la programmata visita guidata  alla suddetta fortezza che si erge maestosa ed  imponente alla estremità orientale del Golfo di Squillace, in uno dei tratti più belli dell’Area Marina Protetta "Capo Rizzuto".

Il  castello occupa un isolotto legato alla costa solo da una sottile lingua di terra. La fortezza edificata nel XV sec. non ospitò mai la nobiltà del luogo, ma servì da ricovero per soldati impegnati contro gli attacchi degli invasori provenienti dal mare. L’attuale roccaforte poggia su fondamenta risalenti al periodo Magno-Greco(400 a.c.), utilizzata nel tempo anche dai romani fu il rifugio di Annibale, in ritirata. Ancora oggi è possibile notare le diverse fasi edilizie sovrapposte le une alle altre in epoche diverse, normanni, svevi, bizantini, angioini e aragonesi che elevarono sui muraglioni greci possenti difese castellane modellate secondo i tempi. La fortezza continuamente attaccata dai Turchi, rimase popolata fino agli inizi dell’800, anno in cui la popolazione si trasferì sulla terra ferma dando vita ad un piccolo borgo di marinai, oggi l’attuale centro turistico.

Terminata la visita decidiamo di effettuare un escursione, su un battello con fondo trasparente, nell’area marina protetta, per ammirare le meraviglie dei fondali marini di Le Castelle ed in particolare i resti di una nave naufragata e le praterie di Posidonia Oceanica, abitate da pesci multicolori.

Qualcuno ne approfitta per tuffarsi nelle incontaminate acque della zona, mentre altri avrebbero voluto farlo ma hanno dovuto rinunciare perché senza costume da bagno.

Ci spostiamo da Le Castelle e raggiungiamo Capo Rizzuto dove sostiamo e pranziamo nel parcheggio antistante la Torre Vecchia.

Trattasi di una torre cilindrica eretta nel sec. XVI° a guardia della costa contro le incursioni dei Turchi. La torre era custodita da un caporale e da un milite che avevano il compito di vigilare giorno e notte e segnalare la presenza di navi nemiche con particolari segnali: fumo durante il giorno e fuoco la notte. L’accesso all’interno della torre avveniva mediante un ponte levatoio in legno.

Nel pomeriggio si parte alla volta di Capo Colonna, ultima meta del nostro viaggio. Un ampio parcheggio alberato accoglie il visitatore ed invita ad una sosta prolungata. Purtroppo è rimasto poco tempo per una visita approfondita dal momento che bisogna ripartire per il rientro.

Facciamo comunque una passeggiata nel Parco Archeologico che si estende lungo 30 ettari di terreno adibito a scavi.

Tra le aree sacre più note dell'intero bacino del Mediterraneo, il celebre Heraion Lakinion ruotava attorno al maestoso santuario dedicato alla dea Hera Lacinia.

L'ingresso del Parco è costituito dal Museo Archeologico.  Un lungo viale alberato conduce alle prime evidenze del Parco Archeologico.

Terminato il viale, appare la cinta muraria del VI secolo a.C. rinforzata più tardi dai romani e di cui è ben visibile l'opus reticolatum.

Varcando l'ingresso della Via Sacra, si entra nell'area del SantuariodiHera Lacinia, ben protetta dall'ampia cortina muraria rinforzata a nord e a sud da due torri esterne. La zona sacra si articola in due aree orientate ad est, ed attraversate dalla solenne Via Sacra.

 Di fronte l'ingresso della Via Sacra, sul lato est del promontorio di Capo Colonna, è situato il tempio di Hera Lacinia, fiore all'occhiello dell'interoParco Archeologico. In stile dorico con pianta rettangolare, risale al V secolo a.C.

Oggi del maestoso tempio rimane una sola colonna superstite con stilobate, in stile dorico alta 8,5 metri con un poderoso basamento composto su 10 livelli di blocchi squadrati.

Dopo i saluti, si riparte da Capo Colonna ognuno per le proprie destinazioni, contenti di avere avuto modo di conoscere  in modo più approfondito questo pezzo di Calabria, ma soprattutto felici di essere stati ancora una volta insieme, in allegria e serenità.

Alla prossima.

                                                                                                                                                                                                                                                                                        C.F.

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